La storia di Pinto da Costa, “Presidente dei presidenti”: i 68 titoli con il Porto e il legame con Mourinho e Conceicao
Il mondo del calcio piange la scomparsa di un uomo che ha reso grande questo sport e si tratta di Jorge Nuno de Lima Pinto da Costa, lo storico presidente del Porto spentosi all’età di 87 anni in seguito a una lunga battaglia contro il cancro alla prostata. “Voglio che tutti vengano al mio funerale
Il mondo del calcio piange la scomparsa di un uomo che ha reso grande questo sport e si tratta di Jorge Nuno de Lima Pinto da Costa, lo storico presidente del Porto spentosi all’età di 87 anni in seguito a una lunga battaglia contro il cancro alla prostata. “Voglio che tutti vengano al mio funerale con una cravatta blu in onore del Porto, nessuno deve averla nera in segno di lutto – le sue parole in un’intervista –. All’esterno della chiesa le persone racconteranno barzellette”. Sconvolti dalla tragica notizia, i tifosi si sono recati immediatamente all’Estádio do Dragão per rendere omaggio alla figura più importante della storia del club e hanno seguito proprio quelle parole: sciarpe, cori, fumogeni e una splendida gigantografia in cui è raffigurato come un re con la corona in testa.
Per capire la grandezza di questa persona basta citare alcuni numeri: 42 anni da numero uno dei Dragões (71 da socio) e ben 68 titoli conquistati, che lo hanno reso il presidente più vincente di sempre. Dal 1893 (fondazione della società) al 1982 (anno in cui da Costa prende il controllo) il Porto contava in bacheca appena 16 trofei, mentre con lui vince 23 campionati, 22 Supercoppe di Portogallo, 15 Coppe di Portogallo, 1 Coppa di Lega, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Champions League, 2 Europa League e 1 Supercoppa Europea.
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La storia di Pinto da Costa da socio a presidente: i risultati da record, gli scandali e la sconfitta contro Villas-Boas nelle elezioni
Nato il 28 dicembre 1937 a Cedofeita (frazione del comune di Porto), Pinto da Costa è figlio di Maria Elisa Bessa Lima Amorim e de Alexandrino Pinto da Costa. Si appassiona subito al calcio e il merito è dello zio Armando Pinto, il quale fu il presidente del Famalicão. All’età di 8 anni va per la prima volta allo stadio a vedere il Porto in occasione della partita contro il Braga e se ne innamora immediatamente (“È cresciuto con me”), tanto che la nonna materna lo iscrive nella lista dei soci del club nel dicembre del 1953.
Nella sua umile carriera da calciatore gioca come portiere e veste le maglie dell’Infesta e dello Sporting Clube de Coimbrões, una società affiliata allo Sporting Clube de Portugal. Jorge lascia momentaneamente il mondo dello sport e, dopo aver abbandonato gli studi, lavora in banca come responsabile delle vendite, ma il richiamo del Porto è troppo forte e nel 1958 diventa responsabile della squadra di hockey su pista. Successivamente ricopre la carica di direttore degli sport amatoriali e nel 1976 il presidente Américo Sá lo nomina direttore del dipartimento calcio. La storia di Pinto da Costa cambia quando chiama in panchina José Maria Pedroto, il quale torna a far vincere ai Dragões un campionato dopo 19 anni di digiuno. Insieme ottengono grandi risultati, ma il rapporto con il numero uno del club si deteriora, tanto che Jorge viene allontanato. I tifosi e l’allenatore si schierano al fianco del dirigente e anche gran parte della squadra non gradisce la decisione: ben 14 giocatori decidono di scioperare e scelgono di allenarsi da soli in spiaggia. Américo Sá non cambia idea e manda via sia i leader del gruppo sia Pedroto, assumendo un nuovo tecnico.
I Dragões vivono due anni complicati dal punto di vista ambientale e dei risultati, ma la rivoluzione è vicina: nel dicembre del 1981 un gruppo del consiglio dei soci prova a convincere Pinto da Costa a candidarsi alla presidenza e, dopo alcuni mesi di attesa, il 23 aprile 1982 l’ex dirigente viene finalmente nominato presidente del Porto. Il nuovo proprietario decide di richiamare immediatamente Pedroto come allenatore e punta subito a ripianare i debiti accumulati negli anni precedenti. La gestione è impeccabile, tanto che il politico Cavaco Silva esalta l’operato con una celebre frase: “Il Paese dovrebbe essere gestito a immagine del Porto”. Nel 1984 il Porto perde la finale di Coppa delle Coppe per 2-1 contro la Juventus, ma nella stagione 1986/87 conquista la Coppa dei Campioni battendo 2-1 il Bayern Monaco grazie al celebre gol di tacco di Rabah Madjer (noto come “Il tacco di Allah”) e alla rete decisiva di Juary. I portoghesi stupiscono il mondo e portano a casa anche la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa Europea in appena due anni.
Nonostante i grandi successi in campo, la situazione finanziaria non è ancora floridissima a causa dei debiti verso l’Ufficio delle Imposte e la Previdenza Sociale e nel 1994 lo stato confisca lo Stadio Antas, gli spogliatoi e il bagno degli arbitri: l’incredibile evento diventa quindi noto come “Il sequestro del bagno di Antas”. “Finché esisterà questo sequestro il Porto non si siederà con nessuno e non pagherà un centesimo – le dichiarazioni di Pinto da Costa nel corso di una conferenza stampa –. Vi chiedo di mantenere la calma perché sono appena stato avvisato che la GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) si sta dirigendo verso lo stadio con il pretesto che qui ci sia una bomba. E se qui ci fosse una bomba, allora spero che esploda!”.
Intanto la squadra continua a dominare in Portogallo e vince cinque campionati consecutivi dal 1995 (anno in cui Jorge diventa presidente di Lega) al 1999, rafforzando il potere in patria e allo stesso tempo aumentando il numero di ‘nemici’. Il rapporto con il Benfica è conflittuale e diventa particolarmente aspro nel nuovo millennio: “Pensate che il Benfica possa parlare di calcio? Può parlare di tutto, anche della guerra civile spagnola, ma ora non di calcio – la frecciatina di Pinto da Costa in seguito all’eliminazione delle ‘Aquile’ dalla fase a gironi di Champions League dopo sei sconfitte in altrettante partite -. Ha fatto zero punti, è l’unica squadra di prima fascia ad aver chiuso la fase a gironi con tutte sconfitte, un solo gol segnato e 14 subiti. Se fossi in loro non parlerei di calcio, cambierei argomento e mi soffermerei ad esempio sulla battaglia di Aljubarrota…”. E ancora: “In Portogallo spero sempre che il Benfica perda”.
Tornando al calcio giocato, il Porto torna a essere grande anche in Europa nei primi anni del 2000 e l’intuizione vincente porta il nome di José Mourinho. Nel gennaio del 2002 il presidente affida la panchina a un giovane sconosciuto e la scelta si rivela azzeccata: il futuro Special One entra nella leggenda vincendo in appena due stagioni e mezzo ben due campionati, una Coppa di Portogallo, una Supercoppa di Portogallo, una Coppa UEFA e soprattutto una Champions League (3-0 in finale contro il Monaco): “Abbiamo reso il Porto il miglior club d’Europa ma non vogliamo fermarci – dice il numero uno della società –. Vogliamo renderlo il migliore del mondo”. Detto, fatto: il 12 dicembre 2004 il Porto vince anche la Coppa Intercontinentale battendo ai rigori i colombiani dell’Once Caldas e sale sul tetto del mondo. In questo periodo la squadra è ricca di talento (Vítor Baía, Deco, Maniche e Ricardo Carvalho su tutti) e la crescita avviene anche tramite l’inaugurazione dell’Estádio do Dragão (“Ho due sogni: incontrare il Papa e costruire un nuovo stadio per il Porto”), che prende il posto dell’Estádio das Antas a partire dal 16 novembre 2003.
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In quegli anni il presidente Pinto da Costa viene però coinvolto in alcuni scandali: il 24 gennaio 2004 la Polizia Giudiziaria intercetta una telefonata tra lui e il dirigente António Araújo e il contenuto della conversazione riguarda delle prostitute brasiliane da consegnare come premio all’arbitro Jacinto Paixão e agli assistenti in cambio di una direzione di gara favorevole nella partita contro l’Estrela Amadora. Due anni dopo l’ex moglie di Jorge, Carolina Salgado, pubblica il suo libro “Eu, Carolina” e rivela scottanti retroscena della vita privata dell’imprenditore portoghese. La svolta del caso “Fischietto d’Oro” avviene nel 2008: il tribunale squalifica Pinto da Costa per due anni e lo multa di 150.000 euro, mentre il Porto subisce una penalizzazione di sei punti relativa alla stagione 2003/2004. La punizione è però insignificante, dato che i Dragões avevano vinto quel campionato con un margine più ampio, motivo per cui il titolo resta comunque in bacheca. “Nel pieno dell’euforia per le nostre vittorie e del grido ‘Campioni’ ignoreremo queste persone con il disprezzo che meritano i vermi. Non valgono niente e fanno dell’odio la loro ragione di vita – il durissimo attacco del presidente alla festa per il triplete del 2004 in risposta alle accuse di corruzione -. Vinceremo e continueremo a farlo perché siamo uniti”. La sentenza definitiva della vicenda arriva il 5 luglio 2017: il Consiglio di Giustizia della Federcalcio portoghese assolve Pinto da Costa e annulla i sei punti di penalizzazione.
Nel 2011 il Porto torna a splendere con André Villas-Boas e, oltre a vincere il campionato senza subire alcuna sconfitta, conquista l’ultimo titolo europeo della sua storia battendo 1-0 il Braga nella finale di Europa League grazie alla rete di Radamel Falcao. Nel 2017, invece, inizia l’era di Sergio Conceicao, il quale è l’ultimo allenatore a sedere sulla panchina del club durante il regno di Jorge: l’attuale tecnico del Milan vince numerosi titoli nazionali e stringe un rapporto speciale con il presidente.
L’annata 2023/24 è molto complicata dal punto di vista finanziario e l’ambiente è caratterizzato da forti tensioni. Il 27 aprile 2024 è il giorno delle elezioni presidenziali in vista del quadriennio 2024-2028 e tra i candidati c’è proprio Villas-Boas: 26.876 soci si presentano alle votazioni e l’ex allenatore ottiene ben 21.489 voti, ponendo fine al regno di Pinto da Costa e diventando quindi il trentaduesimo presidente nella storia del Porto. Jorge dice addio dopo 42 anni e prima di abdicare celebra la vittoria della Coppa di Lega, che rappresenta il suo ultimo titolo alla guida dei Dragões.
I messaggi di cordoglio da Mourinho al Real Madrid
La morte di Jorge Nuno de Lima Pinto da Costa ha scosso tutto il mondo del calcio e soprattutto José Mourinho, il quale fu lanciato proprio dall’ex presidente: “‘Mourinho, lei è stato l’allenatore che mi ha dato più gioia’: queste furono le sue parole. Le mie, invece, furono: “PRESIDENTE, sono davvero onorato di far parte della sua storia e le sarò sempre grato per la fiducia e l’influenza che ha avuto sulla mia carriera’. Così ci siamo salutati quando ci siamo incontrati la scorsa estate nella sua amata città. Il sorriso del primo giorno e la gioia dell’ultima volta che siamo stati insieme. Il PRESIDENTE, il mio PRESIDENTE“.
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“È un giorno profondamente triste e di grande dolore per tutti noi del Porto – le parole dell’attuale presidente André Villas-Boas -. Vorrei esprimere le mie più sentite condoglianze a tutta la famiglia per l’enorme perdita. Il presidente mi ha segnato profondamente e tramite i suoi valori e principi ha rappresentato il ‘Portismo’. La sua eredità deve essere onorata e tramandata nel tempo”.
Anche Sergio Conceicao è apparso visibilmente colpito dalla notizia della morte di Pinto da Costa, tanto che nel postpartita di Milan-Hellas Verona l’allenatore non si è presentato ai microfoni dei cronisti: “Il mister è negli spogliatoi ed è molto fragile dal punto di vista emotivo. Il presidente del Porto era come un papà per lui”, la spiegazione di Zlatan Ibrahimovic.
“Il Porto è in lutto per la scomparsa della figura più importante della sua storia – si legge nel comunicato dei Dragões -. Jorge Nuno Pinto da Costa ha guidato la società come nessun altro e lascia un’eredità unica. Abbiamo festeggiato 2.591 vittorie nei 15.356 giorni della sua presidenza, la più lunga e di maggior successo del club. Negli 89 anni precedenti all’elezione di Pinto da Costa avevamo vinto solo 16 trofei, ma con lui tutto è cambiato e ha reso il Porto il club portoghese con il maggior numero di titoli. Con lui questa società è diventata campionessa d’Europa e del mondo in vari sport: dieci volte nell’hockey su pista, sette nella pallamano e sei nel biliardo. Nel 1976, quando Pinto da Costa assunse la guida del Dipartimento Calcio, il Porto contava 52.000 soci. Oggi, invece, il numero supera le 147.000 unità. La scomparsa del Presidente dei Presidenti lascia il Porto orfano della sua figura più importante. Era il principale artefice delle nostre vittorie e il responsabile della costruzione di un’identità e di un’eredità inconfondibili. Jorge Nuno Pinto da Costa vivrà per sempre nella memoria e nel cuore di tutti i tifosi del Porto”.
Tra i tantissimi messaggi spicca quello del Real Madrid: “Il Real Madrid, il suo Presidente e il suo Consiglio di Amministrazione esprimono profondo rammarico per la scomparsa di Jorge Nuno Pinto da Costa, storico presidente del Porto tra il 1982 e il 2024. Il Real Madrid desidera porgere le sue condoglianze e il suo affetto alla famiglia, ai cari, al club e a tutti i tifosi. Riposa in pace“.
In Italia il Monza ha espresso il proprio dolore tramite un comunicato: “Adriano Galliani e tutto AC Monza piangono la scomparsa dell’amico Jorge Nuno Pinto da Costa, storico Presidente del Porto. In 42 anni ha condotto il club portoghese alla vittoria con 68 titoli tra il 1982 e il 2024, fra cui la Champions League del 2003-2004, scrivendo pagine di storia leggendarie che mai andranno dimenticate”.
“Il mio traguardo più importante è stato aver trasformato un club che non aveva mai vinto nulla a livello internazionale in uno dei migliori d’Europa – le parole di Pinto da Costa in una delle ultime interviste -. Il segreto? Avere soci e tifosi completamente uniti attorno allo stemma del Porto”. Terminato il lunghissimo incarico da presidente del Porto, le sue condizioni fisiche si sono aggravate molto rapidamente a causa del cancro alla prostata e nella serata di ieri si è spento all’età di 87 anni. Riposa in pace, “Presidente dei presidenti”.