Milan, Maldini: “Rinnoviamo Leao. Pioli un leader, io un suo garante”
Paolo Maldini a 360 gradi ha raccontato i segreti, il presente e il futuro del suo Milan. Intervistato in occasione del Festival dello Sport prima de La Gazzetta dello Sport e poi sul palco, il direttore dei rossoneri ha parlato del rinnovo di Rafael Leao, dell’effetto di Pioli. E non solo. Milan, le parole di
Paolo Maldini a 360 gradi ha raccontato i segreti, il presente e il futuro del suo Milan. Intervistato in occasione del Festival dello Sport prima de La Gazzetta dello Sport e poi sul palco, il direttore dei rossoneri ha parlato del rinnovo di Rafael Leao, dell’effetto di Pioli. E non solo.
Milan, le parole di Maldini su Leao e non solo
Sul rinnovo di Leao: “Leao ha una situazione difficile che deriva dal passaggio al Lilla, questo lo sta condizionando molto e ha fatto sì che i nostri interlocutori spesso siano cambiati. Rafa però è grato a noi e a me interessa quello che ci dice lui. Rafa capisce che il percorso nei prossimi anni deve essere al Milan, lo capisce e ce lo dice. Ci sarà poi una trattativa ma noi sappiamo che i giocatori forti vanno pagati per il loro valore. Se la squadra crescerà ancora, Leao avrà tutto per competere al massimo. Poi certo, non esiste un incedibile per tutte le squadre del mondo. Se ci sono buone possibilità di trovare un accordo con lui e con lo Sporting? Sì, con lui sì. Con lo Sporting Lisbona noi non c’entriamo nulla“.
Su Pioli: “Di lui non conoscevo la carica, l’energia che sprigiona. È incredibile. Non prende alibi, è un leader nato, ci diciamo le cose e allora discutiamo, litighiamo, Stefano è un sanguigno”.
Sul proprio ruolo al Milan: “Io sono molto realista ma anche molto sognatore. E sognare di arrivare al risultato massimo è una cosa che trasmette fiducia. Per questo a Natale mandai quel messaggio a Gordon Singer dicendogli che avremmo vinto il campionato. Non ero sicuro di vincere lo scudetto ma c’erano le potenzialità. A gennaio in realtà non avevamo budget per fare mercato, poi la Juve ha preso Vlahovic, l’Inter Gosens e allora un piccolo budget venne fuori ma a quel punto dissi ‘Non lo voglio, siamo già forti così. Quando cerchi di prendere un giocatore le difficoltà sono varie, perché devi raccontare un progetto che è diverso dall’epoca Berlusconi. Ma devi quindi raccontare un progetto credibile e comunque vincente. Nel mio ruolo mi piace sentirmi un po’ garante del progetto, è una cosa che sento, perché io le radici le ho e sono anche molto forti. Quando parlo con un giocatore parto con questo vantaggio in effetti. Ma non è solo dovuto alla storia della mia famiglia, il vantaggio è anche essere legato a un club che è stato grande per tanti decenni, ha una storia che si presenta da sola“.