Cristiano Ronaldo alla Juventus: bilancio del primo CR7 bianconero
Il 10 luglio 2018, dopo settimane di voci, indiscrezioni e smentite, viene ufficializzato il colpo del secolo. Cristiano Ronaldo, dopo nove stagioni al Real Madrid coronate dalla conquista di 4 Champions League e 4 Palloni d’Oro, lascia Madrid per approdare alla Juventus. A distanza di più di un anno dal trasferimento,
Il 10 luglio 2018, dopo settimane di voci, indiscrezioni e smentite, viene ufficializzato il colpo del secolo. Cristiano Ronaldo, dopo nove stagioni al Real Madrid coronate dalla conquista di 4 Champions League e 4 Palloni d’Oro, lascia Madrid per approdare alla Juventus. A distanza di più di un anno dal trasferimento, quale giudizio possiamo esprimere sull’impatto del portoghese sul calcio italiano?
Gli obiettivi societari
Tra le motivazioni che hanno portato la dirigenza bianconera a conseguire un investimento così oneroso (parliamo di 117 milioni al Real Madrid e 30 milioni l’anno al giocatore) prende posto l’intenzione di voler riportare la coppa dalle grandi orecchie a Torino. Ambizione che, per il momento, il fenomeno portoghese non ha saputo soddisfare. Sebbene sia un top player, nonché uno dei giocatori più forti e vincenti di tutti i tempi, non ha di certo la bacchetta magica. Infatti, come qualunque giocatore appena arrivato nel nostro campionato, all’inizio ha avuto bisogno di ambientarsi. La società stessa ha dovuto trovare alchimie ed equilibri all’interno della squadra per metterlo in grado di rendere al massimo, di essere letale come sa.
Il 4 volte Pallone d’Oro non avrà portato la Juventus sul trono d’Europa, ma non dimentichiamoci che, senza di lui, con ogni probabilità la scorsa stagione i bianconeri sarebbero usciti dalla Champions League già agli ottavi anziché ai quarti. La partita di ritorno contro l’Atletico Madrid della scorsa stagione l’ha vinta lui e non solo per i 3 gol segnati, ma anche per come l’ha affrontata e per come ha guidato i compagni. Un giocatore “normale” non sarebbe mai riuscito a trascinare in quel modo la squadra al passaggio del turno.
Elemento decisivo
La partita contro i colchoneros è stata forse il match-paradigma della sua capacità di spezzare le partite e indirizzarle dove vuole lui. Decisivo, però, lo era stato già un paio di mesi prima, a Gedda, in occasione del match che assegnava la Supercoppa Italiana: il Milan era in un buon momento, Gattuso era in fiducia e la partita si stava rivelando piuttosto in salita per i bianconeri.
Dopo un’ora il risultato era ancora sullo 0-0 e i rossoneri cominciavano a sperare nel colpaccio: ma quando c’è un trofeo in palio, se in campo gioca CR7 non ce n’è per nessuno e allora ci ha pensato lui, ancora una volta, con un colpo di testa. Pure in campionato sarebbe stata molto dura in diverse occasioni senza di lui: la scorsa stagione è stato lui l’uomo decisivo contro Sassuolo, Empoli e Sampdoria. Senza contare i punti che ha permesso di raccogliere nelle difficili trasferte contro Inter e Atalanta e le vittorie della stagione attuale contro Verona, Bologna e Genoa.
I momenti non al top
I momenti sottotono non sono mancati nell’avventura italiana del campione portoghese, anche se spesso coincisi con prestazioni negative di tutta la squadra. Oltre al 2-0 del Wanda Metropolitano, solo tre settimane prima c’era stato il 3-0 in Coppa Italia subito a Bergamo dall’Atalanta, reso ancor più doloroso dalla certificazione di non poter raggiungere il Triplete nazionale. Fino al più inatteso, quello del 16 aprile a opera dei ragazzi terribili dell’Ajax.
Tornando agli eventi più recenti, l’attaccante della Juve ha perso un po’ di serenità nell’ultimo periodo e lo si è visto al momento della sostituzione durante l’ultima sfida contro il Milan. Il portoghese è già al lavoro per ritrovare la condizione psico-fisica migliore, ma i numeri di quest’avvio di stagione non mentono. Negli ultimi 10 anni, infatti, dopo 12 gare di campionato e 4 di Champions, CR7 non aveva mai reso così poco dal punto di vista realizzativo come questa stagione: appena 5 gol in campionato e solo uno in coppa.
Molto più di un giocatore
Naturalmente un momento non al top della condizione è concesso anche ai marziani. Quello che (forse) deve far maggiormente preoccupare i tifosi bianconeri è l’atteggiamento assunto da società e staff tecnico nel gestire la polemica nata in seguito alla sostituzione voluta da Maurizio Sarri contro il Milan. Quando un giocatore viene sostituito rimane in panchina per supportare la squadra fino alla fine del match. Questa è una delle regole cardine adottate dalle società dove il collettivo viene sempre prima del singolo: laddove ciò non accade è compito del club prendere provvedimenti. Quindi, non è facile stabilire quanto la decisione del team di non multare CR7, seppur non convocandolo per la trasferta di Bergamo, appaia come un atteggiamento di riguardo che non sarebbe mai concesso a chiunque altro.
Le recenti dichiarazione del giocatore e dell’allenatore hanno spento le polemiche, tuttavia l’accaduto è molto significativo al fine di comprendere quanto la minima voce di contrasto tra la squadra e il numero 7 causi tanto scompiglio a livello mediatico. Non è un mistero, infatti, che il portoghese è molto di più di un giocatore. CR7 è il marchio di una vera e propria multinazionale che da sola sarebbe in grado di danneggiare le finanze di una potente società calcistica come la Juventus.