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Cattaneo presenta ‘Sfidare il cielo’: “Storia e calcio si condizionano da sempre tra loro”

In esclusiva ai microfoni di Ok Calciomercato il noto giornalista di Sky Sport, Marco Cattaneo, ha presentato il suo nuovo libro “Sfidare il cielo • Le 24 partite che hanno fatto la storia” e ha detto la sua su molteplici temi di stretta attualità, fra cui chiaramente la ripresa della Serie A post emergenza coronavirus

Redazione
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In esclusiva ai microfoni di Ok Calciomercato il noto giornalista di Sky Sport, Marco Cattaneo, ha presentato il suo nuovo libro “Sfidare il cieloLe 24 partite che hanno fatto la storia” e ha detto la sua su molteplici temi di stretta attualità, fra cui chiaramente la ripresa della Serie A post emergenza coronavirus.

Innanzitutto spiegaci di come nasce l’idea di scrivere questo libro.
“Sfidare il cielo è un libro indirizzato soprattutto ai bambini, ai ragazzi delle scuole medie e dei primi anni di scuole superiori. Partendo dal presupposto che la scuola sia necessaria, ho provato a fare appassionare i ragazzi alla storia: ieri sera con mia figli ho parlato tutto il tempo degli Egizi. I primi anni la storia appassiona fra Sumeri e Fenici, poi dopo la materia si complica: allora ho detto perché non provare a far conoscere la storia attraverso il calcio che appassiona un po’ tutti? Così ho scelto 24 partite degli ultimi 150 anni di storia d’Europa e ad ognuna di queste ho cercato di associare un evento storico. Mi sono divertito tanto, e spero che il risultato sia buono”.

Con quale criterio, se c’è stato, hai scelto proprio quelle 24 partite? E a quale sei sentimentalmente più legato?
“Alcune volte è stata la partita a determinare l’analisi poi storica, altre volte il contrario. Ci sono state delle partite che mi sono servite come pretesto per descrivere un dato momento storico: penso ad un Verona-Juventus del 1977 che non rappresenta moltissimo  nell’arco dei 90 minuti, ma che mi permetteva di usare quella partita per parlare del contesto storico di quegli anni: in quella partita, infatti venne lanciata una bomba in campo poi trovata da un racchetta palle a bordo campo. Questo episodio mi è servito per raccontare quegli anni e quindi gli anni di piombo, la strategia della tensione, il terrorismo. Le partite a cui mi sento sentimentalmente più legato sono in realtà tre: tutte giocate durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. In particolare una partita, nel pieno periodo dell’Olocausto, fra Austria e Germania del 1938: l’Austria era stata appena annessa con la forza alla Germania, e Hitler, pochi giorni dopo, volle far giocare una partita fra le due nazionali, e costrinse gli austriaci a perdere, proprio per sottolineare la forza e la superiorità dei tedeschi.

Si rifiutarono in due giocatori: uno era Matthias Sindelar, detto “cartavelina”, uno dei più grandi giocatori austriaci della storia, e primo falso nueve di essa, che prima si rifiutò all’ingresso di fare il saluto nazista. Poi dopo aver sbagliato tre gol nel primo tempo, decise di ribellarsi: segnò il gol dell’1-0, propiziò il secondo gol e a pochi minuti della fine della partita dribblò tutti, incluso il portiere avversario e, arrivato sulla linea della porta, si girò e calcio il pallone verso la linea di metà campo. Subito dopo corse verso lo spicchio dello stadio in cui si trovavano i soldati nazisti e davanti a loro iniziò a ballare per 30 secondi. Sindelar venne ritrovato morto dopo 50 giorni da quella partita ufficialmente per causa di una fuga di gas, ma in realtà sappiamo tutti che non è andata così. In generale sono legato a tutte le storie, ma in particolare a quelle del periodo delle leggi razziali, della storia che ha poi inspirato il film “Fuga per la vittoria” e a quelle del secondo dopo guerra: queste tengo che arrivino di più ai ragazzi per scoprire l’orrore di quegli anni”.

Restando su questo binomio calcio e storia, che può diventare anche calcio e politica o anche calcio e sociale in che modo questi mondi possono interagire e facendo un rimando al presente credi che la ripresa della Serie A possa essere un fattore positivo che ci aiuti a rialzare?
“Innanzitutto dentro la storia ci sono anche la politica e il sociale: ci sono tante vittorie e conquiste in tanti decenni di battaglie. Ci sono storie che non ho inserito, ma che immagino possano essere incluse in questa mia idea: la lotta per la parità di genere, per esempio, potrebbe essere vista con una partita della Coppa del Mondo femminile oppure con quel Juventus-Fiorentina femminile sempre, che ha portato, lo scorso anno, tantissime persone allo stadio. C’è Thuram  che si rende protagonista nella Francia che poi vincerà il Mondiale nel 1998: Francia multiculturale, di cui lui era esponente principale.

Il calcio quindi può condizionare la storia e possono essere viste in maniera collegata. Penso anche a quello che è successo e sta succedendo adesso: quando il campionato si è fermato una partita secondo me espressione di quel periodo è Juventus-Inter, giocata dopo una settimana a porte chiuse, quando tutti noi iniziavamo a preoccuparci del corona virus, viste le notizie dei pronto soccorso, e degli ospedali di tutta Italia. Da quella partita immagino la ripresa del campionato: alla prima partita che racconteremo insieme. Per ripartire abbiamo bisogno di tante cose che le scuole aprano, che si liberino le terapie intensive e anche del calcio, che è una di queste sicuramente”.

Come ne esce secondo te il calcio da questo periodo? In maniera positiva quindi un mezzo per farci sorridere oppure in senso negativo, viste tutte quelle polemiche che ci sono state fra FIGC, Governo, AIC. Dacci un’idea personale.
“Io penso che la polemica faccia parte purtroppo della nostra cultura, non solo sportiva. Mi immagino che non appena torneremo con il calcio giocato, una parte prepotente tornerà ad essere quella di prima, quindi complottista, polemica, sempre in cerca della discussione. La mia idea di iniziare a scrivere un libro per bambini e per ragazzi è anche orientata a questo: cercare, anche attraverso la mia attività con Sky: è il tentativo, infatti, di impartire a questa fascia di età quei valori giusti e positivi. Ero convinto che tutto questo che è successo potesse unirci, togliere un po’ di veleno alle persone, ma mi sembra di aver capito nelle ultime settimane, per farti non solo sportivi, che non sia stato assolutamente così”.

Nel momento in cui si riprenderà a giocare, cambierà l’approccio del giornalista nel pre e nel post gara di una partita?
“Questa è una domanda che ci stiamo facendo un po’ tutti. Mi sento quasi quotidianamente con Matteo Marani e ci chiedevamo come affronteremo l’approccio nel raccontare una partita, magari alle 21:45 di metà luglio con due squadre già salve o retrocesse con gli stadi vuoti. Sinceramente ancora non ci siamo riusciti a darci anche ancora una risposta. Credo che partiremo con un grande desiderio di ritornare a parlare di calcio, a concentrarci su un gesto tecnico o su una giocata. Forse il calcio ci darà una grossa mano in questo: spero che tutto verrà naturale con le parole giuste chiaramente “.

Per sorridere un po’, nella trattazione delle partite ce ne aspettavamo 24+1. Questa “in aggiunta” poteva essere quella giocata da te, insieme a Lele Adani, Alex Del Piero, Costacurta a Copacabana nel periodo del Mondiale 2014, resa famosa per un racconto di Adani, persa per responsabilità tue. Adesso ha la possibilità di dare la tua versione dei fatti, di come andò in realtà quella partita. Raccontaci.
“Non c’era nelle 24 partite, perché questa ha fatto la mia storia personale e che non doveva sapere nessuno. A me non era mai capitato di giocare una partita in spiaggia alle 2 di notte, tantomeno con Adani, Costacurta, Del Piero, oltre a Riccardo Trevisani. Era il primo giorno di Del Piero in Brasile. Io non ci avevo mai parlato prima. La sua mossa per fare gruppo, da grande uomo di sport, fu quella di portarci a cena fuori, poi al ritorno all’albergo ci facemmo un giro in spiaggia. Vide che c’erano 6 ragazzi che erano senza sfidanti e allora ci chiese di andarli a sfidare. Io senza esitare diedi il mio assenso. Questi avversari erano veramente inqualificabili: avevano bevuto, erano grassi, sudati.

La partita inizia benissimo. Il fatto è che io venivo direttamente dagli studi Sky per aver raccontato Colombia-Uruguay e non mi ero portato quindi il cambio e quindi giocai con la camicia bianca. Poche ore prime mi era arrivata notizia di dover fare il pre della Finale della Coppa del Mondo e visto che faceva un po’ freddo, per paura di prendere un male decido di giocare in camicia, convinto che non mi sarei mai dovuto tuffare. Inizia la partita benissimo, ma poi molta gente riconobbe Del Piero e dopo 10 minuti intorno a noi c’erano 1000 persone che guardavano noi giocare. Sia per colpa nostra che ci rilassammo, sia per il coraggio che presero i nostri avversari arrivammo ad un minuto dalla fine su 2 a 1 per noi, quando su un campanile ero in dubbio se uscire o meno: vedo però un argentino che si stava fiondando sulla palla e per paura di farmi male e “saltare” la Finale decido di restare in porta e subire la rete del pari. Poi andammo ai supplementari diedero ragione a loro”.