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Atalanta, De Ketelaere: “Bello battere il Milan. Futuro? Troppo presto”. Kolasinac: “Qui si gioca come piace a me”

L’Atalanta non è più una sorpresa in Serie A. La squadra di Gasperini diverte e si diverte quando gioca, tant’è che convincere giocatori come De Ketelaere e Kolasinac non è una cosa semplice. Entrambi i ragazzi citati si sono raccontati, rispettivamente, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport e di Tuttosport, riveland

Redazione
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L’Atalanta non è più una sorpresa in Serie A. La squadra di Gasperini diverte e si diverte quando gioca, tant’è che convincere giocatori come De Ketelaere e Kolasinac non è una cosa semplice. Entrambi i ragazzi citati si sono raccontati, rispettivamente, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport e di Tuttosport, rivelando i motivi della scelta che li ha condotti a sposare la causa nerazzurra.

De Ketelaere: dal Milan al futuro

“Ci ho pensato un po’, certo: non era una scelta qualsiasi. Ma difficile no, perché tutti, a cominciare dal mister e dal direttore D’Amico, mi hanno fatto sentire subito e sempre la fiducia giusta. E poi vedere giocare l’Atalanta mi era sempre piaciuto. C’erano anche altre opzioni, ma non le ho mai considerate: o Milan, o Atalanta. Se faccio una scelta, non sto lì a pensare: ‘E se sbaglio?’. Sono già sicuro che metterò tutto me stesso per farla essere giusta. Dopo le due vittorie contro il Milan non ho pensato ‘Non mi avete capito’, ma certo quando abbiamo battuto il Frosinone non ero così contento, questo sì. Non era una sensazione negativa, però so cos’è il Milan, dunque anche cosa significa batterlo. Il mio futuro? È gennaio, c’è ancora tempo. Oggi penso solo che quel che accadrà non dipenderà soltanto da me e mi hanno insegnato che devo pensare solo alle cose che posso ‘controllare’: il prossimo allenamento, la prossima partita. E il fatto che sono molto contento di essere qui all’Atalanta. Con i consigli tecnici e tattici di Gasperini ha fatto evolvere il mio modo di vedere il calcio. Mi ha detto subito: ‘In campo devi essere protagonista. Chi segna o fa un assist lo è di sicuro, ma puoi esserlo anche con un pressing fatto bene, giocando bene da attaccante’. Già al Bruges, dove giocavo in vari ruoli, sentivo di poterlo essere. Ora lo so: mi sento molto meglio così, da punta. Un gol è sicuramente meglio di un assist, ma non sono mai stato un calciatore che dice: ‘Preferisco perdere segnando due gol’. E ce ne sono, di attaccanti così”.

Kolasinac: perché proprio l’Atalanta?

“Perché mi piace giocare un calcio intenso, aggressivo ma anche con la palla tra i piedi. Con Tudor come allenatore, a Marsiglia, mi sono trovato molto bene, cercavo qualcosa di simile nel modo di affrontare le partite, quando l’Atalanta si è interessata a me sono stato molto contento: a Bergamo si gioca il tipo di calcio che piace a me, con la personalità e la mentalità che cercavo. Per me la parola vale come una firma. Ho parlato 2-3 volte con l’ad Luca Percassi e il ds Tony D’Amico, il confronto con il ds è stato importante perché mi ha trasferito e raccontato tutte quelle caratteristiche e prerogative del club che io cercavo e che poi, una volta a Bergamo, ho ritrovato. Al 100 per cento. Quando abbiamo trovato l’accordo ho detto loro che la mia stretta di mano valeva tutto. Essendo libero, sapevo che il telefono avrebbe continuato a squillare ma l’ho messo da parte e mi sono goduto 10 giorni di relax con la mia famiglia. Le vacanze sono vacanze, siamo sempre in giro e non abbiamo spesso la possibilità di stare con chi ci vuole bene. Tornato, il 7 luglio, ho fatto le visite mediche e sono diventato un giocatore dell’Atalanta”.